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COME RAGGIUNGERCI

Il testo che segue è un adattamento tratto da “La guida del Parco Alpi Marittime”, Blu Edizioni, anno 2000.

Da Cuneo proseguire per Valdieri (Valle Gesso), Sant’Anna, Terme di Valdieri. Si segue la strada del Vallone della Casa sino alla conca del Gias delle Mosche, 1591 m (3 km), dove si parcheggia l’auto.

Abbandonata la rotabile, ci si eleva nel bosco di abeti lungo il ripido sentiero del Vallone dell’Argentera. Il bosco misto di conifere della Valletta è particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico, tanto da essere definito dal Parco come “Riserva naturale speciale”. Sono quattro le specie di conifere presenti: abete rosso, abete bianco, larice, pino cembro. Oltre alla vegetazione tipica del sottobosco di conifere, si possono osservare begli esempi di vegetazione igrofila fontinale - cioè vegetazione amante dei luoghi umidi (igròs in greco significa rugiada), con acqua corrente, di fonte - nei tratti in cui il sentiero costeggia il rio. In questo bosco vive anche il raro picchio nero. È il più grande picide alpino ed il suo tamburellare potente, il suo verso ed il volo veloce tra gli alberi lo rendono inconfondibile.

In alto il sentiero si presenta più regolare. Quando l’abetaia si fa più rada, si raggiunge – a mezz’ora di cammino dal Gias delle Mosche – uno spiazzo erboso panoramico che offre una buona vista a ritroso sulla catena del Matto, mentre verso levante compare in tutta la sua imponenza il versante ovest dell’Argentera, solcato ad impervi canaloni. Guadagnando ancora quota, la mulattiera supera i resti del Gias del Saut (1847 m), nei cui pressi in primavera si possono osservare prati zuppi d’acqua e minuscole torbiere (ovvero terreno paludoso, torba, dove si verifica un’ingente produzione di detriti vegetali da parte delle piante), dove fioriscono le pinguicole (piante carnivore) e l’orchidea maculata. Da questo punto si amplia ulteriormente la vista sull’intera Serra dell’Argentera.

Pinguicola alpina  Pinguicola leptoceras  Orchis maculata

Poco oltre il gias, la mulattiera si affaccia sull’orlo della conca (sorgente presso il rio), continuando ad elevarsi gradatamente per magri pascoli al centro del vallone. Prima del Gias della Mesa, o del  Mesdì (mezzogiorno, 2070 m), il sentiero piega bruscamente verso sinistra, lasciando una traccia che prosegue al centro della conca.

Con regolari tornanti il sentiero principale volge a sinistra sul pendio erboso, uscendo in alto su un panoramico promontorio dal verticale basamento in granito. Verso ovest, sul ripiano dei laghi di Fremamorta, è visibile il rosso Bivacco Guiglia.

Tra gli ultimi radi larici e qualche isolato pino montano, il sentiero transita presso i resti di gias (muretti di pietre ammonticchiate) e si inerpica sulla pietraia con una serie di tornanti sino alla sommità di un costone dal quale fa capolino il tetto del rifugio, ancora lontano, in direzione della parete del Corno Stella. In questo tratto si può osservare il contatto tra i graniti e gli scisti incassanti, qui costituiti da gneiss listati, secondo una direzione subverticale e tramite un’evidente superficie di scorrimento (con scisto si intende una roccia facilmente suddivisibile in piani; gli gneiss listati sono gneiss in forme lastroidi; i graniti hanno la stessa composizione chimica e mineralogica degli gneiss, ma sono stati sottoposti a ulteriori pressioni e temperature e si sono trasformati in magma). Si possono inoltre osservare filoni granitici che tagliano gli gneiss listati.

Tagliata con lungo traversone una nuova pietraia, con gli ultimi ripidi tornanti su pietrisco friabile e mosso, il sentiero perviene al grande masso roccioso che precede il rifugio (2450 m, ore 2:15 dal Gias delle Mosche, 3 ore da Terme).

Rifugio Bozano all'ombra della catena delle guide

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